
Il nostro lavoro, la nostra vita, la nostra dignità
di Sole
Basta Carovita. Agricoltori, autotrasportati e cittadini uniti. Oggi scendiamo in piazza, nessuno ci sta ascoltando. Siamo tutti uniti per denunciare una situazione economica insostenibile. Il nostro lavoro, la nostra vita, la nostra dignità.
È questo lo slogan che ha iniziato a diffondersi sui social media principali, e che si è fatto spazio tra le voci di centinaia di piazze e strade nel Sud Italia.
È da ormai quasi un mese che proteste, anche autorganizzate, animano alcune delle principali città meridionali, dovuti in particolare all’aumento dei prezzi del gasolio. A partire da oggi, sedici ottobre, dalla Sicilia e Calabria, alla Basilicata, Puglia, Molise e Campania, migliaia di agricoltori, di autotrasportatori e pescatori, rivendicano i loro diritti con mobilitazioni e blocchi stradali.
Al centro delle vertenze vi è proprio l'aumento generale del prezzo del carburante. Non è sufficiente, la misura promossa da Eni, che, su richiesta del governo, ha comunicato l'introduzione di un tetto al prezzo di benzina e gasolio. Dopo l'annuncio di Eni, dall'esecutivo non paiono arrivare interventi per tassare gli extra profitti delle società energetiche, nonostante l'UE abbia ricordato all'Italia che può liberamente legiferare nel rispetto delle proprie norme nazionali.
LE LORO VOCI, i diritti di tutti
I diversi giorni di movimentazione non hanno ricevuto alcuna copertura mediatica dai principali canali di informazione pubblica. È infatti grazie a servizi televisivi locali e alla diffusione via social media che gli scioperi sono stati diffusi. Ed è in base alle interviste da loro realizzate che i cittadini hanno trovato spazio per rivendicare i loro diritti.
Pasquale Rignanese, giovane imprenditore della Capitanata alla quarta generazione, in un’intervista rilasciata sui social, afferma: “Siamo in una situazione di crisi del settore economico. Ogni anno vengono approvate leggi che, piuttosto che tutelarci, limitano il nostro lavoro. Un lavoro che è di per sé abbastanza delicato e che, oltre a dipendere dalle variazioni del mercato e dalle situazioni geopolitiche, è strettamente legato al clima. Noi tutti, in agricoltura, sappiamo che le condizioni climatiche possono cambiare e compromettere le colture. Possono verificarsi siccità, grandinate e cambiamenti climatici: questo è uno dei principali fattori che ci sta mettendo a rischio.
Io, come altri miei colleghi della mia età, mi trovo in una situazione in cui, a 25 anni, dovrei iniziare a investire e a progettare per creare qualcosa di nuovo nella mia azienda. Invece, siamo costretti ad aspettare, a rinunciare, a fare debiti e a non vedere una minima prospettiva per il futuro.

Oggi scendiamo tutti in piazza principalmente per il caro gasolio, ma subiamo anche gli aumenti dei fertilizzanti, da quelli azotati a quelli a base di fosforo, i cui prezzi continuano a crescere ogni giorno.
Penso che, se la situazione non migliorerà, l’agricoltura non potrà andare avanti.
La situazione nella provincia di Foggia, così come nel resto del sud Italia, trasportati ed agricoltori chiedono lo stato di crisi per i relativi settori di cui fanno parte. Il lavoro di un anno intero rischia di comportare costi che non potranno essere coperti dalle vendite”.
Sempre via social, alcuni agricoltori viestani, affermando di star protestando per il basso prezzo dell’olio d’oliva. “Ad oggi abbiamo un prezzo di €3,80 al chilo, che non ci basta nemmeno per la raccolta. Ci sono tutte le spese di produzione. Chiediamo delle risposte concrete, soprattutto perché la campagna è alla vigilia della raccolta”.
In Molise, nella zona industriale di Campochiaro, viene affermato “noi siamo qua non come categoria di autotrasportatori. Bensì per il caro vita. Io non sciopero perché sono un autotrasportatore, ma perché devo mettere un piatto a tavola, per i miei figli. Quindi se il gasolio si abbasserà, sarà così per tutti, non solo per me”.
In Calabria, un agricoltore urla ad un giornalista: “Cosa devono fare i nostri figli? Siamo troppo disperati. Quest’anno non possiamo seminare, non possiamo portare i trattori nelle nostre terre. Dov’è il gasolio? Dove? Ci dovete aiutare. Non riusciamo a lavorare, né a vivere. La nostra dignità è sotto i piedi, non si può più mangiare, è una situazione insostenibile. Cosa cazzo devono fare i nostri figli?

Le guerre e le tensioni internazionali pesano sull’energia, sui trasporti e sul costo della vita. Difendere gli interessi nazionali significa anche tutelare chi lavora, sostenere la diplomazia e proteggere i cittadini dalle conseguenze economiche delle crisi.
I Paesi NATO, Italia compresa, hanno approvato l’obiettivo del 5% del PIL per difesa e sicurezza entro il 2035, di cui il 3,5% destinato alla difesa e l’1,5% alla sicurezza e investimenti collegati. Una decisione che richiede risorse e scelte di bilancio. Ma la sicurezza di un Paese riguarda anche la possibilità di curarsi, studiare e vivere dignitosamente.
La politica dovrebbe ripartire dalle condizioni reali delle persone. Perché un Paese non è fatto soltanto di confini, alleanze e simboli nazionali. È fatto soprattutto dalle persone che ci vivono.

IL QUADRO GENERALE
In Calabria la protesta è cominciata su iniziativa di Fedralog, la Federazione regionale della logistica, e proseguirà fino al 20 ottobre. Sono stati organizzati circa quindici presidi nelle diverse province, soprattutto in prossimità dei principali collegamenti stradali e dei nodi logistici. Tra le aree interessate ci sono l’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e diversi svincoli dell’autostrada A2 nel Cosentino. I camion vengono parcheggiati ai margini delle carreggiate, senza interrompere completamente il traffico, ma il restringimento delle strade sta provocando rallentamenti. Le operazioni si svolgono sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine.
La mobilitazione si aggiunge a quella degli agricoltori, che da giorni manifestano contro l’aumento dei costi del carburante e delle materie prime. In provincia di Cosenza, una delle zone più colpite, sono previsti presidi anche tra Montalto Uffugo, Rende, San Lucido e Guardia Piemontese, oltre che lungo la statale 18 e nell’area di Sibari.
In Sicilia, a differenza di quanto avvenuto in alcune zone della Puglia, non sono previsti blocchi stradali: i mezzi pesanti resteranno nei piazzali e non verranno scaricate le merci alimentari e ortofrutticole trasportate dalle navi. Secondo il rappresentante del comitato, Salvatore Bella, la decisione è legata all’impossibilità per molte imprese di assorbire i rincari del gasolio, che finiscono per incidere anche sul prezzo dei prodotti trasportati. Gli autotrasportatori siciliani stimano perdite comprese tra 700 e 900 euro al giorno per ciascun mezzo fermo.
Le associazioni del settore contestano soprattutto la mancata erogazione delle risorse economiche concordate con il governo nei mesi scorsi. Il presidente di Unatras, Paolo Uggè, ha ricordato che a maggio erano stati promessi 440 milioni di euro a sostegno dell’autotrasporto, fondi che, secondo l’associazione, non sono ancora arrivati alle imprese. Conftrasporto chiede inoltre nuovi stanziamenti, considerato che il prezzo del gasolio ha continuato a crescere dopo l’accordo con l’esecutivo. Le organizzazioni nazionali hanno espresso preoccupazione anche per la natura delle mobilitazioni. Molti dei blocchi comparsi negli ultimi giorni sono stati organizzati autonomamente dagli operatori, senza una proclamazione delle principali associazioni di categoria.
Nel frattempo, alla crisi dei costi si è aggiunta quella degli approvvigionamenti. In Puglia, Basilicata e Calabria diversi distributori hanno esaurito le scorte di benzina e gasolio, mentre in altri si sono formate lunghe code di automobilisti. La situazione è particolarmente difficile nel Cosentino, dove la scarsità di carburante ha interessato numerosi impianti del capoluogo e della provincia. Problemi analoghi sono stati segnalati anche in Puglia, tra cui a Cerignola, nel Foggiano.
Le conseguenze cominciano a interessare anche altre attività economiche. In alcune zone sono state segnalate difficoltà nelle consegne ai supermercati, mentre le imprese agricole temono ritardi nella distribuzione dei prodotti deperibili.
Il presidente di Confcooperative Agroalimentare, Raffaele Drei, ha riconosciuto le ragioni della protesta degli autotrasportatori, sottolineando però la necessità di garantire il trasporto di frutta e verdura, per evitare che eventuali interruzioni compromettano la qualità dei prodotti e il lavoro delle aziende agricole. Anche il presidente di Confindustria Puglia, Nicola Delle Donne, ha avvertito delle possibili conseguenze della mancanza di carburante per i settori dei trasporti, delle costruzioni e delle infrastrutture.
Le risposte del governo sono ritenute insufficienti, perché il taglio delle accise è scaduto e il decreto annunciato sulle accise mobili in Gazzetta Ufficiale non si è mai visto. Le associazioni di categoria avevano chiesto un incontro urgente già il primo ottobre e Salvatore Bella, alla guida degli autotrasportatori siciliani, racconta di aver chiesto un incontro a Salvini e al viceministro Rixi senza ricevere risposta.

Solo recentemente, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato un incontro per il 27 ottobre. Parteciperanno le rappresentanze dell’autotrasporto e quelle della presidenza del Consiglio, del ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al centro del confronto ci saranno le richieste di sostegno economico avanzate dalle associazioni e le misure per affrontare l’aumento dei costi del settore.